Mi ritrovo a venti anni, a gironzolare per i treni del tratto Camerlake - Milen Cader a controllare biglietti con addosso la mia divisa blu e verde, che mi rende fiero di essere il figlio del capostazione italiano con una moglie alcolizzata. Nessuno sa chi sono e questo mi fa sentire ancora più sicuro di quello che faccio.
Sono un italiano che lavora nei servizi pubblici di una cittadina inglese e borghesotta, che rimane schifata leggendo dal mio cartellino il nome Michael Puccini, e digrignando i denti ride per il mio lavoro che sa di disfatta e solitudine.
Come se stessi dimostrando qualcosa.
Come se facendo un lavoro simile mi rendo utile.
Michael Puccini.
Il mio nome sa di sporco italiano mangia pizza.
Cera qualcosa che non andava.
Il mio ruolo era svanito, non contavo più niente in mezzo a quellammasso di rottami e cadaveri, ero solo con il mio stupido istinto che non aveva mai funzionato come doveva.
Avrei dovuto cercare di uscire subito, alla svelta, invece di continuare ad andare avanti e indietro tra un vagone e laltro in cerca di spiegazioni sullaccaduto.
Non era mai successo che due treni si scontrassero, e guarda un po se doveva succede proprio quando cero io.
Il fumo e lodore di fuliggine mi salivano al cervello, minondavano di rabbia e mi sporcavano gli occhiali fino ad offuscarli e a farmi andare a sbattere da una parte allaltra. Correvo, sempre più avanti, incespicando su dei corpi inceneriti; avevo il fiatone, il cuore gelato, la fronte sudata
Mi sentivo in bilico su un filo di cotone, pronto a rompersi al primo sbaglio.
Trovai un finestrino frantumato e abbastanza largo da permettermi duscire dal treno; lo feci ferendomi una caviglia, probabilmente avevo beccato qualche vetro. Strisciai goffo sui binari, che non sembravano altro che ferro buttato allaria in quello schifo di ponte vicino al bosco.
Zoppicai allontanandomi dal treno, ansimando come un dannato e con la caviglia che pulsava e implorava riposo; giravo continuamente lo sguardo facendo schizzare in aria le goccioline di sudore che scendevano senza controllo dalla mia fronte.
Non ero spaventato e nemmeno agitato, a dire il vero non ero nemmeno in me.
Ci fu un esplosione ed io saltai in aria
letteralmente.
Una mano fredda mi afferrò la maglietta e svanii avvolto da una nube nera inodore.
Volai e il tempo, i pensieri e le mie funzioni vitali si ridussero a zero, solo lo sguardo fisso su quelle torce gialle mi tenevano saldo e attaccato alla realtà distolta di quei minuti.
Precipitai su un tetto, sbattendo con forza la spalla destra contro le tegole distrutte e marce.
Mi lamentai e chiusi gli occhi dal dolore che mi stava investendo tutto il braccio, ma quello fu il minimo dei miei problemi quando mi accorsi che uno strano essere più simile a un demone circondato da del fumo nero mi alitava in faccia incuriosito.
-Aaaaaah!!-
Urlai.
Ovviamente.
-Non mi uccidere ti prego!! Non mi uccidere ti prego!! Non farlo, non farlo!- indietreggiai ridicolmente e sbattendo le testa contro il caminetto che stava dietro di me. Mi portai la mano alla testa velocemente e urlai di nuovo.
Lessere rise.
-No, non ti ammazzo scemo, mè bastato uccidere una volta.-
Urlai nuovamente.
Ero al limite del demenziale.
-Ma chi diavolo sei?! Ahhh!! che hai fatto al treno?! Ahhhh!-
-Se non la smetti di urlare tammazzo.-
Smisi di urlare e mi calmai.
-Io sono un demone, e tho appena salvato: "Oh!! Graaazie demone per avermi salvato! Di niente caro ragazzo, è il mio dovere!"-
-Cosa
?-
-Neanche un grazie... La prossima volta ti lascio là, giuro.-
Fece qualche passo girandosi attorno poi si sedette composto a gambe incrociate.
-Un demone?-
-Si, un demone.-
-Credevo che i demoni fossero un po più alla Devil May Cry, sai no, con quelle facce
-
Saettò in piedi! E io mi spaventai a morte! Mancava poco che mi facesse venire i capelli bianchi.
-Devil May Cry!? Io amo quel gioco! Ho giocato al due, al tre, e ora sto finendo il quattro, anche se è un po una delusione
ma Nero è comunque un bel personaggio e Dante non manca mai di stile
certo, preferivo che ci fosse Vergil, ma va bhe oramai era morto. Oh, scusa parlo troppo, tu a quale hai giocato?-
Rimasi sbigottito.
-Ehm
a tutti?-
-Nooo! Quindi pure al primo? E comè?-
-Ehm
è grandioso?-
Annuì e calmò radicalmente il suo entusiasmo; era un demone ma non completamente. Il suo tono di voce era cambiato in pochi secondi solo nel sentire il nome di uno stupido videogioco, probabilmente era un patito di giochi.
O forse era una lei?
-Scusa, parto in quarta quando parlano di queste cose, non ne parlo mai con nessuno...-
-Siamo in due
-
Mi fissò per un minuto pieno, con i suoi occhi completamente gialli che mi smembravano miei; Adesso mi viene addosso e mi ammazza pensavo in continuazione.
-Come ti chiami?- mi chiese.
-Michael
-
-Michael come?-
-Puccini.-
-Sei italiano?-
-Si
-
Sorrise, o almeno così credevo.
-Amo la pizza.-
Sorrisi pure io.
-Sei una ragazza?-
-Che cosa te lo fa credere?-
-La tua voce, è femminile.-
-Sagace, si, mi chiamo Medina.-
-
sei umana?-
-Si, certo, solo anche un demonio.-
-Perché? Hai fatto qualche patto col diavolo o cose del genere?-
-No, sono nata così.-
-
sei cattiva?-
-No! E quante domande! Dai Michael ti riporto a casa, dove abiti?-
-A Camerload, vicino alla stazione
-
-Brutto posto
-
-Lo so
-
MAN


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I am often misinterpreted.
Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore...
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